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Marco Baliani e Lella Costa 
in HUMAN 
di Marco Baliani e Lella Costa
collaborazione alla drammaturgia di Ilenia Carrone
e con David Marzi, Noemi Medas, Elisa Pistis, Luigi Pusceddu

musiche originali di Paolo Fresu con Gianluca Petrella

scene e costumi di Antonio Marras
scenografo associato Marco Velli costumista associato Gianluca Sbicca

disegno luci di Loïc Francois Hamelin e Tommaso Contu

assistenti alla produzione: Agnese FoisLeonardo Tomasi

regia di Marco Baliani 

Abbiamo un titolo: la parola HUMAN sbarrata da una linea nera che l’attraversa, come a significare la presenza dell’umano e al tempo stesso la sua possibile negazione.

Umano è il corpo nella sua integrità fisica e psichica, nella sua individualità. Quando questa integrità viene soppressa o annullata con la violenza si precipita nel disumano.

Umani sono i sentimenti, le emozioni, le idee, le relazioni, i diritti. Li abbiamo sognati eterni e universali: dobbiamo prendere atto - con dolore, con smarrimento - che non sempre lo sono.
La storia del nostro Novecento e ancora le vicende di questo primi anni Duemila ci dicono che le intolleranze e le persecuzioni, individuali o di massa, nei confronti degli inermi e degli innocenti, continuano a perpetrarsi senza sosta.
Con la nostra ricerca teatrale vorremmo insinuarci in quella soglia in cui l’essere umano perde la sua connotazione universale, utilizzare le forme teatrali per indagare quanto sta accadendo in questi ultimi anni, sotto i nostri occhi, nella nostra Europa, intesa non solo come entità geografica, ma come sistema “occidentale” di valori e di idee: i muri che si alzano, i fondamentalismi che avanzano, gli attentati che sconvolgono le città, i profughi che cercano rifugio.

Ma se ci fermassimo qui sarebbe un altro esempio di cosiddetto teatro civile, e questo non ci basta: non vogliamo che lo spettatore se ne vada solo più consapevole e virtuosamente indignato o commosso. Vogliamo spiazzarlo, inquietarlo, turbarlo, assediarlo di domande. E insieme incantarlo e divertirlo.
E per riuscirci andremo a indagare teatralmente proprio quel segno di annullamento, quella linea che sancisce e recide: esplorare ed espugnare la soglia fatidica che separa l’umano dal disumano, confrontarci con le parole, svelare contraddizioni, luoghi comuni, impasse, scoperchiare conflitti, ipocrisie, paure indicibili.
Vorremo costruire un teatro spietatamente capace di andare a mettere il dito nella piaga, dove non si dovrebbe, dove sarebbe meglio lasciar correre, e andare a toccare i nervi scoperti della nostra cultura riguardo alla dicotomia umano/disumano.
Senza rinunciare all’ironia, e perfino all’umorismo: perché forse solo il teatro sa toccare nodi conflittuali terribili con la leggerezza del sorriso, la visionarietà delle immagini, l’irriducibilità della poesia.

 

Marco Baliani Lella Costa 

In scena

Attore, autore e regista.
Con lo spettacolo 
Kohlhaas del 1989, attraverso un originale percorso di ricerca, dà vita al teatro di narrazione che segna la scena teatrale italiana.

Dopo gli studi in lettere e il diploma all'Accademia dei Filodrammatici, Lella Costa esordisce a teatro nel 1980 con il monologo Repertorio, cioè l'orfana e il reggicalze.

Musiche, scene e costumi

Le musiche composte da Paolo Fresu tracciano un filo rosso per l’intero spettacolo, guidano la successione delle scene, tessono gli interstizi dell’intero arazzo, aprono a improvvise visioni. Gianluca Petrella a volte lo asseconda col suo trombone, a volte crea una partitura sonora, anch’essa fortemente materica, di voci, acqua, colpi, echi di vita vissuta. 

La scena e i costumi ideati da Antonio Marras sono squisitamente materici, un agglomerarsi di vestimenti dismessi, sperduti, come dilavati dalla salsedine di un mare sempre presente, ma anche dilavati dal tempo, consumati da un vivere in corsa, da un esistere in perenne fuga.

 

«Solo se c’è lo sguardo io vedo l’altro. Nel nostro tempo invece siamo tutti così prossimi, ma non ci vediamo più»

Marco Baliani